DUEMILA UNDICI VOLTE NATALE

di Bartolomeo Sorge s.j.
Tutti sappiamo che Dionigi il Piccolo ha sbagliato, sebbene di poco. nel fissare l'anno della nascita di Gesù. Tuttavia quell'errore non impedisce affatto di affermare che l'umanità ha festeggiato il Natale ormai duemila undici volte. Ma, qual è il senso vero del Natale? Che ragione c'è di continuare a festeggiarlo?
La prima ragione è che il Natale non è una commemorazione, ma è un compleanno. Il Presepio si fa non per ricordare un fatto del passato, ma per festeggiare un evento che continua, contemporaneo. Infatti il Bambino, nato duemila undici anni fa a Betlemme, non ha più cessato di vivere e di crescere. Allora egli nacque nel buio di una grotta, oggi è luce del mondo. La prima volta, ebbe come culla una stalla, oggi rinasce nel cuore degli uomini. Allora, appena nato, si manifestò a un gruppetto sparuto di poveri pastori; oggi è per tutti il Salvatore, è la speranza di chiunque soffre, di ogni emarginato e di ogni oppresso, di popoli inceri che hanno fame di giustizia e di amore.
Molti - è vero - ancora gli resistono, non lo accolgono e lo rifiutano. Lui, però, continua a venire lo stesso, puntualmente ogni anno. Duemila undici volte Natale. Egli ritorna sempre in silenzio e nel nascondimento.
Non ama il rumore. È la sua logica. Certo, quando vuole, sa manifestare la sua potenza anche in forme clamorose; ma predilige manifestarsi nella debolezza e nella povertà. È più divino. Cosi. Gesù ha dedicato tre anni a compiere prodigi in opere e in parole, ma ne ha passaci trenta in silenzio e nel nascondimento.
C'è poi una seconda ragione per continuare a festeggiare il Natale da duemila undici anni: Dio rinasce nell'uomo. Nato a Betlemme, egli si mostrò quale volle essere in realtà: un uomo in carne e ossa come noi; che ha avuto freddo, fame, dolori, gioie come ognuno di noi; che è morto davvero, sebbene lui poi la morte l'ha vinta e ora è vivo e non muore più. Da allora in poi continua a rendersi visibile in ogni uomo: la sua nascita è la nostra rinascita. La sua storia è la nostra storia. Le nostre sofferenze sono le sue. E un giorno sarà nostra la sua vittoria sulla morte, sull'odio, sull'egoismo. Questa è la nostra speranza, la speranza del Natale: lui è vivo e fa vivere noi della sua vita. Insomma, il Natale di Gesù, oggi siamo noi.
Ecco svelato il senso vero del Natale.
Oggi tocca a noi recare ai poveri l'annuncio degli angeli ai pastori: "è nato per voi un Salvatore". Anche noi siamo poveri; quindi è Natale innanzi tutto per noi. Tuttavia, non possiamo dimenticare che poveri sono pure quei nostri fratelli che ancora non hanno aperto il cuore al Dio-Bambino; poveri sono quei disperati - e sono tanti - che vivono in situazioni disumane e difficili, così privi di tutto, da ritenere perfino che festeggiare il Natale non sia cosa per loro. E invece no. Per noi e per loro. oggi è Natale per tutti.